Carnovalini1

“Sostituiamo i passi alle parole”, il Social Trekking incontra Riccardo Carnovalini


Alessandro Vergari, autore del libro “Social Trekking” e “cacciatore di sentieri”, come egli ama definirsi, ha incontrato Riccardo Carnovalini, reporter, scrittore, ma soprattutto icona da decenni del camminare responsabile. Una bella interazione tra persone che sanno interagire al meglio con i territori che attraversano a piedi lungo migliaia di chilometri.

r.b.

A.V.

Ciao Riccardo, noi ci siamo conosciuti per la prima volta Berceto, nel 2008 o 2009, ma non so se te lo ricordi. Era mattina presto, io ero li per accompagnare uno degli itinerari di avvicinamento in occasione del festival di Passoparola e tu eri nella piazza principale, forse a bere ad una fontana o qualcosa del genere. Per me allora eri un “mostro sacro”, ti avevo sempre seguito su Airone e altre pubblciazioni nelle tue camminate attraverso l’Italia e mi presentai un pò timido, ma l’incontro durò poi poche parole, tutti e due avevamo da fare e poi non riuscimmo a incrociarci di nuovo se non a Monteriggioni qualche anno dopo. Tu che ricordi hai di quell’evento?

R.C.
A Passaparola sono stato invitato per quattro anni consecutivi. Conservo ottimi ricordi di quello che fu uno dei primi festival dedicati al cammino. Momenti importanti per conoscerci, per diffondere il verbo del cammino, per fare proseliti. La provincia di Parma e il comune di Berceto erano avanti, e io ero contento che lo fossero perché proprio in quell’Appennino iniziai negli anni Settanta il mio percorrere in lungo e in largo il Bel Paese. Lì i primi campeggi, le prime timide traversate con zaini smisurati da 25 chili; lì l’innamoramento con Madre Terra; lì lentezza ed essenzialità iniziarono a germogliare dentro di me.

Si, ricordo il nostro primo timido incontro nella piazzetta della fontana accanto al duomo di Berceto. Poche parole, ma subito sintonia.

 A.V.

Come ti sei avvicinato al camminare?

 R.C.
Al camminare mi sono avvicinato da piccolo. A un anno il mio mondo da esplorare era un corridoio di dodici metri in un appartamento di città, a La Spezia. Poi, ragazzo, quando i miei coetanei andavano in discoteca, mi avventuravo nelle colline dietro casa, nelle Cinque Terre che ancora non avevano sentieri segnati, nelle montagne poco distanti delle Apuane e, appunto, dell’Appennino tosco emiliano. Da adulto non ho dismesso i pantaloni corti e ho continuato il mio viaggio per conoscere e far conoscere la nostra sconosciuta Italia.

 A.V.

Quali sono le emozioni più forti che ti dà il camminare?

 R.C.

La magia del camminare è quella di arricchirti togliendoti. L’emozione di star bene con poco, di eliminare il superfluo, di cui è sempre più intasata la nostra vita. E poi c’è il piacere intenso di sentire il corpo che funziona e va va va. Perché è fatto per andare e non per stare seduto al pc a digitare tasti e comporre parole. Troppe parole. Sostituiamo i passi alle parole e staremo meglio.

 A.V.

L’incontro più bello avuto in cammino? So che è difficile….

 R.C.

L’incontro con me stesso, per provare a conoscermi, e a capire e soddisfare il mio desiderio di spazi sempre nuovi, di libertà. E poi le scoperte naturali: fiori, profumi, suoni, acqua, animali. Un lupo a pochi metri che ti guarda negli occhi e fugge a cento all’ora; l’aquila che sfrutta il tuo passaggio per catturare la marmotta e portarla in cielo con lei mentre il suo urlo straziante si diffonde nella valle. Una valle ricoperta per chilometri e chilometri dai rododendri sul monte più alto della Liguria. E tante belle personeche mi hanno accolto nei luoghi più impensati, confermandomi che il cammino, senza gusci protettivi e barriere, è anche il modo per capire l’umanità che ti sta intorno.

 A.V.

Una delle tue ultime “imprese” è stato PaParTu, cosa ti ha dato quest’esperienza?

 R.C.
Mi ha dato la possibilità di attraversare ancora il mio Paese, ma questa volta senza sapere dove sarei andato e se sarei andato. La precarietà fatta cammino: mai nessuna certezza sul dove e da chi. Il cammino fuori dalle riserve indiane dei camminatori: da cercare ovunque e in ogni stagione, dalla periferia urbana alla montagna appenninica coperta di neve. Un viaggio meraviglioso e terribile al contempo, perché l’Italia è devastata da brutture inconcepibili e l’incanto e lo sdegno si sovrappongono continuamente. E ti tolgono il respiro, in un senso e nell’altro.

PasParTu mi ha dato la possibilità di occuparmi di diritti della terra e, allo stesso tempo e grazie ad Anna Rastello, tostissima e fedele compagna di viaggio e di vita, di diritti dell’uomo. Di vedere, una dietro l’altra, centonovantadue porte che si aprivano senza che fossimo noi a chiederlo. Di conoscere un’Italia che si fida senza averti visto in faccia, che opera nel giusto e fa fatica. E ci ha donato il tempo e la memoria, oltre alle parole per cambiare il mondo. Il dizionario di PasParTu è il frutto prezioso del nostro viaggio a piedi di quasi seimila chilometri attraverso tredici regioni italiane.

 A.V.

C’è un altro cammino nel cassetto?

R.C.

Ce ne sono tanti, ma non mi piace parlarne prima di realizzarli.

Preferisco fare un cenno all’ultimo anno dedicato all’Appia Antica, un grande progetto di restituzione agli italiani della madre di tutte le vie europee dopo secoli d’incuria, di dilapidazione, di ignoranza. Un viaggio esplorativo (in Italia si può ancora fare esplorazione), una mostra multimediale, un libro che mi hanno visto al fianco di Paolo Rumiz. Un progetto ancora vivo perché si delinea la possibilità concreta che l’Appia diventi un cammino segnato e attrezzato da Roma a Brindisi. E, dopo la partenza romana all’Auditorium del Parco della Musica, la mostra inizierà il suo

percorso itinerante.

 A.V.

Cosa è per te il social trekking? R.C.

Un progetto nella direzione che più mi sta a cuore: la socializzazione del cammino, che deve diventare parte della nostra vita quotidiana. Le nostre città sono a misura di piede o di bicicletta. C’è un valore in più rispetto al traffico insostenibile e alla qualità dell’aria dei nostri spazi di vita. Camminare apre, la conoscenza apre. La socializzazione non retorica a cui penso per i nostri semplici, silenziosi e rivoluzionari passi è tutta qui.

Link di riferimento:Carnovalini2

http://www.lavocedeltempo.it/Rubriche/Il-cammino-di-Anna

http://radiofrancigena.com/podcast/paspartu-dizionario-delle-buone-idee/

http://www.edizionideicammini.it/libro/riccardo-carnovalini-anna-rastello-paspartu/

http://www.feltrinellieditore.it/news/2016/06/08/appia/

intervista di Alessandro VergariCarnovalini3

0 commenti

Lascia un Commento

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *