Trekking urbano nell'”altra” Firenze


Accanto alle “navi” delle Piagge, enormi condomini che contengono centinaia di persone, sto camminando in mezzo a un corteo bizzarro e inconsueto; con bambini, mamme, adulti e una banda di ottoni e percussioni stiamo facendo un trekking urbano, un vero “social trekking”, per vedere una realtà che chi passa in auto dalla Via Pistoiese non può nemmeno immaginare.
Siamo a Firenze, ma non nella Firenze della Signoria e Pitti. Alla guida di questo corteo un signore in abbigliamento casual porta alla bocca un altoparlante per farsi sentire da tutti i partecipanti e per raccontare alcune delle mille storie che in tanti anni di vita in questo quartiere ha raccolto non tanto su un diario, ma sulla sua pelle. Questo signore è “don” Alessandro Santoro, anima e cuore di questo quartiere che sembra pullulare di una vita che in altri quartieri, ben più “ricchi” e centrali, è invece assente.
Ci mostra l’asilo che tiene i bambini fino a tardi per andare incontro all’esigenza di famiglie che lavorano, gli spazi per fare tante attività artistiche, ma anche sociali, il tutto accompagnato dagli ottoni che intonano musiche di Bregovic che per un attimo, parlando di migranti e baracche in affitto, ci fanno più sembrare in un set di un film di Kusturica. Colpa, o merito, anche delle scenografie lungo il cammino scelto; l’autostrada A1, la linea ferroviaria, la sagoma dell’inceneritore ora spento, il sarcofago dell’enorme vasca che contiente cenere e diossine coperta, all’apparenza da un bel prato, ma dal mefitico sottosuolo che non fa cresecere nemmeno gli alberi e per concludere, il rombo degli aerei che passano a poche decine di metri prima di atterrare a Peretola.
Alessandro, sempre camminando lungo le strade di questo non luogo, ci porta anche al piccolo fabbricato dove danno una nuova vita alle bici abbandonate o rimosse dai vigili urbani, purtroppo, proprio all’ombra dell’incombente ciminiera dell’inceneritore.
Al ritorno verso il quartiere, tra gli ampi spazi verdi e curati che sembrano molto lontani da quello che abbiamo appena visto, Alessandro ci spiega che qui il reddito medio è di poco più di 500€ il mese, ma poi, arrivando agli stand del piccolo ma animato “altrofest”, sembra che il reddito conti poco, perchè c’è un calore e una vitalità incredibile.
Si parla di altre economie, di villaggi ecologici, si fa teatro, musica e poesia, sempre con un contributo assolutamente volontario. Sullo sfondo campeggia uno striscione con lo slogan del altrofest; “s’inizia un giorno ad essere rivoluzionari e non si smette di esserlo”.
Alessandro Vergari

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