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A Luigi, che ha saputo camminare nei nostri cuori


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Camminare è un’attività che, se fatta con la dovuta consapevolezza,  contribuisce a dare il giusto peso alle cose. Chi abbia “camminato”,  sia dentro sia fuori metafora,  per brevi o lunghi tratti di strada con Luigi Lazzarini, ha probabilmente la sensibilità per dare il giusto peso alla sua recente scomparsa.

Luigi ha camminato con animo curioso e aperto all’inesplorato, anche laddove dove i sentieri non c’erano o non erano visibili ai più. Chi cammina sulle impronte degli altri non lascia tracce, come dice Borges. Luigi lo ha fatto di rado. Nel suo itinerario di vita si è affidato essenzialmente alle sue di impronte, ma non certo per acritica supponenza. Lo ha fatto per la vivace curiosità del suo spirito da esploratore di cose non scontate né collaudate.

Un sognatore dotato di realismo, capace di dare giusta forma alle sue idee. Confrontarsi con lui significava spaziare dalla spiritualità del cammino dei Toltechi alle strategie di google analytics, dai colori delle ortensie delle Azzorre alla vita selvatica di Thoreau e alle pianificazioni virtuose del turismo responsabile. E tanto altro.  Un camminatore esperto, una “guida”, capace di avere e dare certezze, ma anche con il gusto di coltivare la giusta dose di dubbio e scetticismo.

Ha saputo essere anche un imprenditore illuminato.  L’eticità di chi cammina con consapevolezza l’aveva portata con sé, nel processo di creazione e sviluppo della cooperativa Walden viaggi a piedi, animato non dalle sole limitanti logiche di profitto, ma dall’aspirazione di riuscire ad essere un valore aggiunto per contesti e persone con cui interagiva. Il suo rigore, il suo perfezionismo esigente e critico, si sposavano incredibilmente bene con gli ossimori della sua componente creativa, fantasiosa, elastica.  Prendeva molto sul serio le cose che faceva Luigi. Ma in fondo le cangianti sfumature del suo sorriso disincantato, il tono vagamente beffardo della voce, mi hanno fatto spesso pensare che non prendesse se stesso troppo sul serio, come tutte le persone interiormente profonde.

Le impronte di un camminatore non lasciano traccia del suo passaggio se non per breve tempo, certo. Lo scrittore De Luca, che è anch’egli un camminatore convinto, addirittura si spinge a detestare la possibilità stessa di lasciare tracce durature, fosse per lui andrebbe a cancellare pure quelle indelebili degli astronauti sulla luna. “Non lasciare tracce che il vento non possa cancellare, divaga per altri sentieri”, sosteneva un appassionato camminatore come Bruce Chatwin. D’altro canto, la Nera Signora ci tallona per cancellare inesorabilmente i segni del nostro passaggio su questa Terra. Non sarà così facile però che ciò avvenga, per tanto tempo ancora, per le impronte di Luigi. Perché le sue sono le orme di chi è riuscito a camminare nei nostri cuori, con la sostenibile pesantezza di una piuma d’acciaio.

testo e foto di Raffaele Basile

 

4 commenti
  1. John
    John says:

    Grazie Raffaele per aver ricordato con così belle parole Luigi che ci ha lasciato troppo presto. Mi ricorderò sempre il trekking magico d’esordio di Luigi (da Bologna a Firenze durante il quale ululammo alla luna), e della sua felicità nell’aver definitivamente cambiato vita. Da quel momento nel 2000 ha regalato tante belle esperienze, prima in la Boscaglia e poi fondando Walden. Grazie Luigi. A febbraio abbiamo cenato insieme con la tua gente e adesso dovremo ricordarti, con tanto, tanto affetto.

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