LA FORZA POLITICA DEL CAMMINARE


Salt March di Gandhi del 1931, un esempio di camminata “politica”

Camminare è bello. Camminare fa bene a noi che camminiamo e, al contempo, non produce disturbo e danni alla terra e a chi la abita. Ci riallinea alle coordinate della vita, che sono il tempo e lo spazio, riuscendo a dilatarle, mentre la modernità è sempre più indirizzata a comprimere ogni cosa: un’intera libreria in un lettore e-book, scaffali di mappe in veloci clic su google maps, trasferimenti veloci spacciati per viaggi, la fretta e la cagnara quotidiana scambiati per vita. Una giornata in cammino non potrà mai essere una giornata qualunque: il coinvolgimento simultaneo di tutti i sensi è troppo potente per non raggiungerci fin nelle viscere più profonde.Oggi, però, camminare per il nostro benessere o per la contemplazione estetica, può non bastare più.

Oggi che la politica ha fallito, che la società conosce brutte derive, c’è bisogno di un cammino ancora più profondo. I nostri passi possono trasformarsi in autentiche azioni politiche. I passi rimangono silenziosi mentre costruiscono rumorose azioni di promozione sociale. Abbiamo bisogno di marce per i diritti della terra, e quindi dell’uomo, perché senza i diritti della terra, che ci nutre e ci sostiene, non possono esserci diritti dell’uomo. Conoscere il territorio ha un elevato valore politico. Se non lo conosciamo non lo amiamo e quindi lo consegniamo, ignari e passivi, nelle mani di quei disgraziati potentati economici che ne fanno uno strumento per la loro ricchezza. Con la complicità della politica che, a parte poche eccezioni, non è più l’arte di governare la società per il bene di tutti. Abbiamo bisogno di camminare per riterritorializzarci, ritrovando il senso di appartenenza alla terra che ci accoglie. La terra non dovrebbe avere padroni, dovrebbe essere la nostra, così come la sentiamo sotto i nostri piedi, un passo dopo l’altro.

Camminiamo oggi per mettere in rete belle esperienze di sostenibilità, buone pratiche di vita, esempi concreti di donne e di uomini in grado di vivere praticando economie autentiche, non quelle della finanza e delle banche, ma quelle della terra, della solidarietà, dello scambio, del dono. Sogniamo insieme un’Italia del bel vivere, fatta di musei accoglienti, di siti archeologici che non cadono a pezzi, di teatri che hanno in cartellone Verdi e Puccini, di case con i pannelli solari sui tetti e di prestiti alle cooperative di giovani con buoni progetti di nuova economia.

Riccardo Carnovalini
foto tratta da wikimedia commons: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7c/Marche_sel.jpg/320px-Marche_sel.jpg

1 commento
  1. Marco Parlanti "penna gialla"
    Marco Parlanti "penna gialla" says:

    Se fossimo fratelli non la penseremmo in modo tanto simile. Non scopriamo certo una identità di vedute fra noi, ne siamo già al corrente per le poche ore passate insieme, le brevi chiacchierate e gli amici comuni, “implicati” come noi nelle stesse cose e con desideri tanto simili da essere sovrapponibili.
    Vale la pena però parlarne e insistere sull’argomento in modo che anche altri trovino in una parola o una frase qualcosa che li affranchi e li spinga di più a proseguire, a cercare e a sognare.
    Cia Riccardo!

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