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Il pellegrino di Firenze


 

ALESSANDRO VERGARI INTERVISTA FRANCO ALESSANDRI

A.V. Ciao Franco, noi ci siamo conosciuti molti anni fa, quando venni a trovarti a casa tua per avere informazioni sul Cammino portoghese. Tu ormai avevi già fatto diversi cammini ed eri già un’autorità in materia. Ho ancora la tua conchiglia che mi regalasti e che porto sempre con me nei miei pellegrinaggi. Da allora ho fatto varie volte il Cammino portoghese e tu hai tirato su una delle associazioni più attive sui cammini, soprattutto in Toscana, quella della Comunità Toscana il Pellegrino e più di una volta sono venuto a chiederti le credenziali per camminare sulla Francigena. Insomma, abbiamo camminato vicini per molti anni.
Tu che ricordi hai di questi eventi?
F.A. L’incontro con coloro che vengono a ritirare le credenziali è sempre stata per me una grande emozione: l’ho sempre paragonata agli incontri che si fanno sui cammini. Chi decide di fare un cammino ha sempre delle motivazioni profonde per conoscere se stessi e per risolvere le proprie angosce. Sono convinto che il cammino si debba fare da soli perché è il momento di pensare  a se stessi e di affrontare il cammino, contando sulle proprie forze. Le occasioni d’incontri non mancheranno ma si tratterà di incontri che non ostacolano il nostro andare ma che lasceranno tracce indelebili nel nostro cuore. Mi ricordo bene degli incontri con te,  Alessandro,  ed ho sempre apprezzato le tue modalità di organizzare per altri i cammini sulle vie di pellegrinaggio. E’ giusto che sia così per coloro che non hanno il coraggio di affrontare il viaggio da soli,  tanto più che i viaggi di Alessandro affrontano anche percorsi non molto frequentati che richiedono professionalità.

A.V. Come ti sei avvicinato al camminare?

F.A. Quando avevo 35 anni mi sono accorto che mi veniva il fiatone quando affrontavo le salite intorno a casa mia ed allora ogni mattina prima di andare al lavoro facevo un’ora di trekking fino a che non ho fatto il mio primo a viaggio a piedi sul GR20, la attraversata della Corsica, considerato il più duro percorso europeo, con 20 kg di zaino. Ma i veri cammini li ho iniziati quando, terminato di lavorare, mi sono domandato “ed ora cosa fare?” una domanda che racchiude l’angoscia di affrontare quello che rimane da vivere dopo essere stato impegnato in un lavoro stressante nelle gestione della mia azienda, quanto può esserlo in Italia, dove se non hai “santi in paradiso “,devi contare solo sulla tua professionalità e questo non basta per raggiungere il successo economico. Dimenticando il mio primo cammino 2001, fatto in compagnia, il mio vero cammino l’ho fatto nel 2002 dove mi sono portato dietro tutte le angosce e le domande sulla mia vita, (dedicata solo al lavoro) e sui rapporti con i miei, sacrificati dal mio lavoro che occupava la mia mente notte e giorno. Ed ho fatto un cammino come la vita: l’inizio la gioventù cioè la novità di affrontare da solo un impegno così difficile e poi la maturità a metà cammino dove la continua analisi della mia vita, mi ha portato alla convinzione che il passato ed il futuro non esistono e quello che dobbiamo considerare e vivere è il solo istante che viviamo: solo così mi sono liberato dei rimpianti e delle aspettative. Naturalmente gli incontri fatti mi hanno aiutato a ritrovare un equilibrio mentale sia con giovani camminanti all’inizio, persone di mezza età nel parte centrale del cammino ed anziani alla fine, proprio come la vita. Il raccontare le proprie angosce a sconosciuti ed ascoltare le loro, serve per liberarti da fantasmi che popolano la nostra mente.

 

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A.V. Ho visto che ultimamente sei ritornato a Santiago , sempre camminando, anche accompagnato dal tuo nipotino, un “pellegrino in erba”, quali sono le emozioni più forti che ti ha dato il camminare?

F.A. Sono arrivato 14 volte a Santiago su diversi cammini: anche quest’anno ho fatto un cammino poco conosciuto il Cammino del Salvador da Leon a Oviedo di pochi chilometri ma tutto sulle montagne della Castiglia- Leon e delle Asturie per poi raggiungere in autobus mio nipote di 4 anni e mezzo a O Pedruzzo proveniente da Sarria con mio figlia e suo marito: ho camminato con loro fino a Santiago e l’arrivo sulla piazza dell’Obradoiro è stato veramente emozionante.
A.V. L’incontro più bello avuto in cammino?

F.A. Gli incontri sono tutti belli e ti lasciano qualcosa dentro ma il più bello non si racconta. So che è difficile…

 

A.V. In questi anni ti sei dato moltissimo da fare per segnalare, cartografare, promuovere vari cammini, tra cui quello della Via Ghibellina, la Via dei Monasteri e la Via Tiberina, spesso anche tra polemiche con le istituzioni, ci vuoi raccontare qualcosa di più?  C’è qualche progetto particolare nel cassetto, qualche nuovo percorso o idea?

F.A. E’ vero. Nel 2007 sono stato socio fondatore dell’ Associazione “ Comunità Toscana il Pellegrino” Dopo aver realizzato il rilievo della Via Francigena   per la Regione Toscana, lavoro mai utilizzato, la Via del Volto Santo e la Via San Pellegrino per la Provincia di Lucca, lavoro morto sul nascere, e un frammento della Via Romea Germanica solo per far scena con i tedeschi che la visitavano, ho deciso con la mia associazione  di fare rilievi delle vie che partano da Firenze  riprendendo un’idea dell’Ente Cassa e del prof. Stopani. Così abbiamo realizzato una serie di Vie in tutte le direzioni che collegano Firenze alla Via Francigena alla Via Romea Germanica ed alle Vie di San Francisco ed  attraverso la Via degli Dei,  Firenze è collegata con l’Europa.

Sto ora lavorando ad un progetto ambizioso: realizzare un archivio geografico dei Cammini Italiani per costituire una Rete che permetta di realizzare itinerari personalizzati sfruttando tutte le informazioni associati ai diversi cammini realizzati  per riproporle in  nuovi itinerari personalizzati costruiti in modo automatico. Ecco tutta la mia storia degli ultimi anni che continuerà finché potrò farlo. Se non potrò più camminare, lo farò continuando a consegnare le credenziali a coloro che partono. Per quanto riguarda le polemiche con le Istituzioni mi sono convinto alla mia tenera età che non ci sono più speranze. Per i politici vale solo quello che fanno loro e coloro che li fanno per rimanere ai loro posti. Noi, il popolo, non contiamo proprio nulla anche se facciamo cose utili per il paese e le facciamo con competenza: anche le associazioni hanno lo stesso difetto: conto solo la propria associazione e l’apparire. SI PUO’ SOLO FARE AFFIDAMENTO SUL SINGOLO INDIVIDUO SIA CHE SI COINVOLTO DIRETTAMENTE O CHE ABITI I LUOGHI ATTRAVERSATI DAI NOSTRI CAMMINI. E COSI’ SIA!

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