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Paolo Ciampi, passi e pagine in movimento


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INTERVISTA DI ALESSANDRO VERGARI A: 

 PAOLO CIAMPI

 

A.V.  Ciao Paolo, noi ci siamo conosciuti recentemente in occasione del mio viaggio sul Vallo di Adriano. Cercando materiale sull’argomento uscì fuori il tuo libro, La strada delle legioni, che lessi con interesse e apprezzai molto, anche per le tue citazioni di un altro grande libro, Le memorie di Adriano. Fu un grande trekking, grazie alle letture e ad un tempo meraviglioso e inaspettato, e anche l’inizio della nostra amicizia per la collaborazione sui social media che facemmo in quei giorni, sul tuo libro e sulle nostre emozioni in cammino. Tu che ricordi hai di quegli eventi?

 

P.C. Non mi è bastato un libro per raccontare tutte le mie emozioni collegate al Vallo di Adriano. Non si tratta solo di uno splendido cammino che consente un affascinante coast to coast in quella campagna inglese che anche Bill Bryson, nel suo ultimo libro sull’Inghilterra, ci racconta come uno degli scenari più belli al mondo.

E’ che un cammino così carico di storia e di suggestioni legate a tempi antichi ti regala una particolare profondità. E’ come se le ombre di chi ha popolato queste terre, fin dai tempi della Britannia Romana, ancora accompagnassero i nostri passi. Per me non ha niente da invidiare – per le domande che ci pone – a Santiago o alla Francigena: e di pellegrinaggio in fondo si tratta anche se sei alle prese con divinità pagane…. E’ bello che sia stato possibile condividere questo –  e anche molto a distanza – con tutti i partecipanti del trekking: attraverso le pagine del mio libro ma anche attraverso tutte ciò che è stato raccontato attraverso i social. E’ come se in qualche modo anch’io fossi ritornato sul Vallo, assieme a voi.

 

A.V. Da quell’occasione ci siamo frequentati più volte, grazie anche alla naturale sintonia su certi argomenti e ora abbiamo in programma di collaborare per il prossimo Social Trekking di Pistoia, tu cosa ne pensi?

P.C. Credo in primo luogo che in questo modo si arricchisca un’occasione già di per se stessa importante: l’anno prossimo, ricordiamolo, Pistoia sarà capitale italiana della cultura. Un grande riconoscimento e anche un’opportunità per tutti. E’ bello che dentro il programma delle iniziative ci sia anche il cammino, con la sua cultura, la sua socialità. Spero che in ogni grande manifestazione culturale ci sia sempre un’occasione per scoprire e raccontare a piedi la città che la ospita. E questo per Pistoia vale non solo per la sua dimensione urbana, ma per la sua montagna, con i sentieri, le memorie legate alle transumanze e alle migrazioni, la poesia orale di personaggi come Beatrice di Pian degli Ontani.

 

Tu vai anche molto in bicicletta, qual è la differenza tra camminare e pedalare?

Sia camminare che pedalare appartengono alla mia filosofia del viaggio. Credo in viaggi senza frenesia, in cui si possa mettere in gioco il proprio corpo con tutti i sensi, esplorare a fondo un territorio, disporsi meglio all’incontro. Parlo ovviamente di un cicloturismo lento, non condizionato dalla smania da prestazione… Direi che con la bicicletta ci si muove di più e si vede di più, mentre a piedi ci si ascolta di più. Sarà per questo che negli ultimi tempi ho messo in cantiere più viaggi a piedi che su due ruote….

 

L’incontro più bello avuto nei tuoi viaggi? So che è difficile.…

Sono le tipiche domande che mi mettono in crisi e mi provocano deprimenti amnesie. Sono fortunato perché ho avuto modo di fare tanti incontri e per ognuno di essi provo un’indistinta gratitudine. Limitandomi solo all’Italia più volte mi sono lasciato sorprendere da un paese che esiste anche se in genere ne siamo poco consapevoli. L’Italia che ti saluta e che ti offre un bicchiere d’acqua, l’Italia della gentilezza.

 

Ormai sei anche uno scrittore, cito alcuni tuoi libri come L’Olanda è un fiore, Una famiglia, Nel libro, tu figlio vivrai, Le parole e il silenzio, e i libri non mancano mai nei tuoi viaggi, vuoi dirci un po’ di più su questo connubio?

Da anni ho un blog che sia chiama ilibrisonoviaggi, un titolo che esprime qualcosa di cui sono profondamente convinto. Ogni libro è un mondo che esplori, ogni viaggio si conclude realmente solo con un ritorno che si fa parola – scritta e non – e racconto. Diversi dei miei libri si riferiscono a viaggi lenti a piedi e bicicletta, ma non sono diari o resoconti di viaggio, piuttosto raccontano esperienze dove hanno il loro rilievo l’imprevisto, la curiosità, l’incontro con storie, la profondità del tempo. Parole, silenzio, passi: è nel loro equilibrio che l’esperienza del cammino può incidersi profondamente nella nostra vita e nella vita di chi ci sta vicino. Mi piacerebbe pensare a iniziative in cui i libri e i loro autori si mettono in cammino insieme ad altri compagni di viaggio.

 

A.V. So che sei da poco tornato da un bel viaggio nel Galles e in Inghilterra, cosa hai in serbo per il prossimo anno?

P.C. Il Galles è stata una straordinaria scoperta, anche per gli ottimi sentieri che attraversano i suoi parchi nazionali. C’è davvero l’imbarazzo della scelta. Il prossimo inverno lo dedicherò a scriverci un libro, con un filo narrativo dei miei: inseguirò le ombre di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Intanto all’inizio del prossimo anno uscirà un libro scritto a quattro mani con un altro scrittore viaggiatore, Tito Barbini. Sarà  dedicato ai confini del mondo, in tempi così difficili, nei quali i confini diventano spesso muri: naturale prosecuzione di quanto mi è passato per la testa camminando lungo il Vallo di Adriano, in un cammino che corre tutto lungo l’antico confine tra i barbari e i romani.

Quanto ai viaggi sto studiandomi con grande attenzione un cammino lungo le coste del Portogallo, per godere dei suoi tramonti sulle distese atlantiche e delle sue nostalgie.

 

A.V. Cosa è per te il social trekking?

Mi sembra che la migliore definizione l’abbiate data voi, sul vostro sito: camminare assieme è sempre più un atto sociale che cambia la società. Passi, parole e silenzi ci mettono in ascolto e ci cambiano. In un’epoca dove i grandi movimenti per cambiare il mondo sembrano svuotati, anestetizzati, rassegnati, possiamo contare su queste piccole grandi onde che partono da noi per allargarsi a quanto e quanti ci circondano.

Intervista di Alessandro Vergari

Foto di Paolo Ciampi

 

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